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CECILIA SCERBANENCO DA MILANO A LIGNANO SABBIADORO

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Traduttrice, laureata in filosofia medievale, figlia di Giorgio Scerbanenco scrittore e giornalista che non ha bisogno di presentazioni. Cecilia Scerbanenco colpisce di primo acchito per umiltà e raffinatezza, virtù rare, non solo da queste parti. Nasce e studia a Milano, ma abita a Lignano da oramai vent’anni.

Cecilia Scerbanenco ha origini friulane…

Grazie alla nonna materna originaria di Fagagna, una Zanini, probabilmente appartenente ad una famiglia di artigiani, calzolai o ciabattini.

Il ramo materno vanta anche un grande nome dell’editoria italiana…

Il nonno Giuseppe Monanni, editore e antiquario, originario di Arezzo. Anarchico, collaborò all’Avanti con il giovane Mussolini. Nel 1943 perse tutto a causa della guerra. Qualche anno piu’ tardi fu assunto alla Rizzoli come direttore editoriale e collaborò anche alla nascita della BUR, la Biblioteca Universale Rizzoli.

La sua infanzia milanese…

La mia è stata un’infanzia dorata, almeno fino alla morte di papà, quando avevo solo cinque anni. I ricordi sono quelli di papà che ci accompagnava all’asilo la mattina e dei viaggi insieme a lui a Parigi. Abitavamo in un bellissimo appartamento in piazza della Repubblica. A fine anni Sessanta Milano era ancora una città provinciale e vivibile. Dopo la morte di papà abbiamo cambiato casa.

Perché la scelta di trasferirvi?

In realtà siamo state scacciate da casa, il proprietario non voleva affittare a una donna sola. Mia madre era giovane, con due figlie da crescere, me e mia sorella Germana. Dopo la morte di papà furono anni molto tristi.

I ricordi del liceo…                                                                    

Naturalmente venni iscritta al classico, il Manzoni a Milano. Ripensandoci, forse avrei preferito lo scientifico e diventare un’astronauta (Ride). Erano anni di grandi tensioni sociali e politiche, il calendario era punteggiato di scioperi e occupazioni. Milano si era incupita, droga e violenza abbondavano. Il pensiero di due figlie adolescenti nella Milano di quegli anni, deve essere stato terribile per mia madre.

Dopo il classico anticipa i tempi e prima di iniziare l’università si prende un ‘gap year’…

(Ride) Prima di iscrivermi all’università ho trascorso un anno in Irlanda, a Dublino. Joyce mi aveva sicuramente influenzata. Dublino, alla metà degli anni Ottanta era molto povera, quasi alla Dickens, orgogliosa delle sue origine celtiche, persino un po’ hippy. Oltre a perfezionare l’inglese ho seguito dei corsi sui manoscritti antichi e sull’archeologia celtica.

Dopo Dublino l’università…

Ritornata in Italia mi sono iscritta a lingue, inglese e russo, ma subito ho lasciato per passare a filosofia alla Statale di Milano.

Il suo filosofo preferito?

Ho amato tantissimo Simone Weil, filosofa francese ebrea, ma poi mi sono laureata con una tesi sui re Merovingi con la professoressa Maria Teresa Fumagalli. Forse una conseguenza del mio incontro con i Celti! Il periodo universitario è ricco di bei ricordi, ho potuto conoscere persone di alta levatura culturale e umana.

A quando risalgono le prime traduzioni?

Risalgono proprio agli anni di università. Dal latino medievale, poi arrivarono quelle dall’inglese. E’ stato fondamentale l’incontro con Giuseppe Lippi, giornalista, scrittore, traduttore e curatore della collana di fantascienza Urania. E’ stato lui a presentarmi in Mondadori e a farmi tradurre un’autrice importante come Kage Baker.

Alcune sue traduzioni…

Molte di argomento medievale: Le inchieste di sorella Fidelma e la serie “Il Templare” per Hobby&Work. Saggistica e varia per Corbaccio e Mondadori. Per quest’ultima, da anni collaboro alla collana “I romanzi”. Per loro ho tradotto Mary Balogh e Amanda Scott, tra le altre. E’ un genere, quello rosa-storico che mi piace moltissimo: principesse e cavalieri!

E Lignano quando entra nella sua vita?

Fin dall’infanzia. Papà aveva l’appartamento per le vacanze proprio nella città turistica friulana. Conosco Lignano fin dagli anni Sessanta. E a Lignano ho incontrato mio marito, mi sono trasferita una ventina d’anni fa.

Come si vive a Lignano?

A Lignano si vive molto bene tutto l’anno. C’è tranquillità, e poi nei mesi estivi sembra quasi di vivere in una grande città. La gente è molto cordiale. Mi sono sentita subito  “a casa”, bene accolta. Molte cose, apparentemente banali, sono più facili che a Milano. Andare a fare la spesa, le commissioni, persino parcheggiare… Qui i ritmi sono molto più rilassati. Be’, magari non in agosto!

Una qualità di vita alta quindi…

A Lignano la qualità della vita e’ molto alta, ha i vantaggi della vita di un paese, tranquillità e il saper fare comunità, ma l’apertura mentale della grande città, grazie al turismo internazionale.

Ha affidato in deposito alla Biblioteca di Lignano l’archivio paterno…

Nel 2011 ho affidato in deposito alla Biblioteca comunale del comune di Lignano il materiale contenuto nell’archivio paterno comprensivo di romanzi, manoscritti e dattiloscritti originali con le correzioni a penna, gli articoli, le ricerche e gli appunti di lavoro. I materiali sono consultabili previo accreditamento presso la Biblioteca. Sono state scritte diverse tesi e due hanno ricevuto premi importanti. Ho scelto come location per l’archivio Lignano perché a Milano si sarebbe persa. Qui e’ più fruibile.

L’editoria non e’ stata certo risparmiata dalla crisi…

L’editoria e’ stata colpita molto duramente. Uscite e vendite si sono dimezzate e non si vede ancora la luce. In compenso, pare che tutti scrivano…

Consiglierebbe a un giovane di intraprendere la strada delle traduzioni?

Trovare lavoro nel mondo dell’editoria oggi è molto difficile. Ma è difficile anche perché è un lavoro molto diverso da come si immagina, faticoso, con ritmi e tempi serrati. Tuttavia, se si ha passione, talento, voglia di studiare e impegnarsi, perché no? L’importante è non avere illusioni, o non vederlo come una scorciatoia alla scrittura.

 

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